The Banana Splits Show

marzo 9, 2011

Un bel giorno i pupazzi televisivi decisero di provare gli acidi. Oggi ci ritroviamo con i Teletubbies.

Dopo un paio di giorni di assenza (ehm) dovuti a sfighe varie riprendiamo il nostro viaggio nel magico mondo dei ricordi.

Anche stavolta faremo uno strappo “temporale”, nonostante il programma sia nato negli States sul finire degli anni sessanta arrivò da noi molto più tardi, proprio nella nostra decade preferita.

E’ in assoluto uno dei miei programmi preferiti di quel tempo e uno degli articoli a cui tengo maggiormente (tra i quali vi ricordo i mitici Misfits!).

Sto parlando del Banana Splits Show.

Bisogna ammettere che il programma è effettivamente più vicino agli anni 60 che agli 80: totalmente psichedelico e nonsense, si colloca perfettamente nell’epoca dei figli dei fiori ma resta in ogni caso una tappa fondamentale per chiunque sia cresciuto alcuni anni più tardi.

Lo show altro non era che un programma contenitore per ragazzi che inframezzava sketch e spezzoni live action a telefilm e cartoni animati: dei primi erano protagonisti appunto i Banana Split, un quartetto musicale sulla falsariga di gruppi come Beatles e Monkees, i cui membri erano rappresentati da un cane (il leader, Feegle, da noi inspiegabilmente tradotto come Swingo), un gorilla (Bingo), un leone (Drooper) e un elefante (Snorky). Snorky era l’unico che non parlava ma si esprimeva a barriti ed era generalmente il più sfigato, una specie di antenato di Kenny di South Park. Inutile aggiungere che era anche il mio preferito.

Il merito dello show è tutto di una coppia che è stata fondamentale per l’intrattenimento televisivo per ragazzi, da allora fino ai giorni nostri, ovvero William Hanna e Joseph Barbera, o più semplicemente Hanna & Barbera. E’ inutile e offensivo che mi dilunghi a spiegare chi e cosa hanno creato durante la loro lunghissima carriera, se siete curiosi potete colmare la lacuna cliccando sui loro link.

Lo show va inizialmente in onda nel 1968 e ha una durata di 2 stagioni per un totale di 31 episodi da un’ora l’uno (18 la prima e 13 la seconda): come detto poco fa i segmenti live action erano intervallati da svariati cartoni e serial che meritano qualche parola a parte.

Il più importante di tutti è, a mio modesto parere, Danger Island, un serial avventuroso/avventuristico/avventuristicoso della durata di circa 3 ore ma diluito in miniepisodi da 5 minuti circa: vengono narrate le gesta di un archeologo, di sua figlia e del suo assistente, alla ricerca di un’antica città segreta in un’isola misteriosa. Al gruppo si uniranno poi il mercante Morgan e la sua spalla Chongo che si esprimeva solo mediante strani versi. Gli antagonisti dei nostri eroi erano un gruppo di scalcinati pirati e gli indigeni cannibali dell’isola, i cosiddetti Skeleton Man, per via del loro disegno tribale che li faceva somigliare a degli scheletri.

Il tono del serial è decisamente umoristico, con gag e tormentoni ripetuti e l’utilizzo di di velocizzazioni video per acuire l’effetto esilarante, proprio come si faceva nelle vecchie comiche in bianco e nero. Il picco di questa comicità viene forse raggiunto nella battaglia a colpi di torte alla panna, un classico nel suo genere.

Curioso notare come il regista della serie sia nientemeno che Richard Donner, che qualche anno più tardi ci delizierà con altri capolavori (Goonies, sto arrivando!).

Vi regalo la sigla iniziale per risvegliarvi qualche ricordo, se invece volete vedere la serie completa qui la trovate tutta!

Tra le serie animate invece la più curiosa è Arabian Knights, una serie di supereroi ambientata nel mondo de…le mille e una notte!

Se il cartone in sè non ha nulla di totalmente innovativo (i soliti eroi contro il malvagio di turno) ciò che stupisce è vedere un impianto superoistico in un contesto mediorientale. Senza dubbio affascinante per l’epoca.

Chiudono una versione animata dei Tre Moschettieri che verrà sostituita nella seconda stagione dagli Hillbilly Bears.

In realtà negli anni seguenti il format venne rimaneggiato e rimontato più volte, accorciando gli spezzoni live e aggiungendo altre serie animate: personalmente non ricordo quale versione arrivò da noi ma di alcuni cartoni tornerò a parlare (qualcuno ricorda gli Impossibili?).

Torniamo ai nostri segmenti in live action, il cuore del programma: lo show era ambientato quasi totalmente nel club del gruppo, uno stravagante ambiente con scivoli, cubi giganti e altri oggetti surreali. L’entrata in scena era sempre diversa, con i quattro che arrivavano dai punti più disparati della scenografia (tubi, pertiche da pompiere, porte nascoste) e dopo una gran confusione Feegle riportava tutti all’ordine con un martello gigante (che spesso si dava in testa ed era una delle gag ricorrenti).

Il quartetto vedeva la loro nemesi nel gruppo rivale chiamato The Sour Grapes Gang (la gang della prugna secca), la quale non è mai apparsa nello show se non sottoforma di…lettera di sfida!

Quasi in ogni episodio infatti una missiva veniva consegnata ai Banana Split che venivano sfidati dai loro nemici in qualche stramba scommessa: la particolarità di tutto ciò è che il gruppo “malvagio” non compariva mai ma la lettera veniva consegnata da una delle 5 Sour Grapes messenger girls che, a turno, entravano nel club cantando, ballando e spaventando gli Splits per poi andarsene a suon di musica.E’ interessante sapere che tra gli autori delle canzoni del gruppo c’era un giovanissimo Barry White.

Altre gag praticamente onnipresenti erano la sezione della posta, gli indovinelli, Drooper che portava fuori la spazzatura, delle strane ragazze che suonavano alla porta per poi cantare canzoni messicane (le Dilly Sisters).

Con la seconda stagione vennero introdotti alcuni personaggi minori che dicevano qualche battuta per poi riscomparire nella scenografia: tra questi ricordiamo Cuckoo che balzava fuori da un orologio a cucù e Banana Vac, una testa di alce appesa al muro.

Lo show era in definitiva un vero circo dell’assurdo, un concentrato unico di psichedelia, roba che oggi forse non troverebbe una giusta collocazione: lo show era decisamente troppo avanti per l’epoca e all’età in cui lo guardai impresse con forza nel mio cervellino un mondo e un immaginario assolutamente fantastici.

Ma il momento decisamente più significativo dello show era rappresentato dalle sigle iniziali e finali: oltre al famosissimo motivetto che una volta entrato in testa non va più via, è giusto ricordare le Banana Buggies, piccole macchinine guidate dai protagonisti durante la sigla (ambientate principalmente in un parco divertimenti). Piccola curiosità, le buggies furono disegnate da George Barris, creatore tra le altre cose della batmobile anni 60 e di Kitt, la famosa Supercar.

C’è una bella notizia però, nel 2008 lo show ha subito un revamp su Cartoon Network, con nuovi segmenti live, un nuovo sito web, un nuovo disco e addirittura un piccolo spazio a tema in un parco americano.

Per fortuna il look dei protagonisti è rimasto praticamente immutato, non rovinando quell’effetto nostalgia che di solito è distrutto da operazioni commerciali di questo tipo.

Segnalandovi il nuovissimo e ricchissimo sito da spulciare fino in fondo vi lascio con la famosissima sigla finale!

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