Devilman

marzo 4, 2010

Ecco cosa successe quando Puffetta si accoppiò con un demone.

Go Nagai è stato un punto di riferimento nell’immaginazione di ogni bambino vissuto negli anni 70-80 dando vita ad alcuni dei personaggi più noti del fumetto e, come naturale conseguenza, dell’animazione giapponese. E’ semplicemente impressionante il numero di serie culto a cui ha prestato il suo genio, basti dire che a lui si devono tutte le principali incarnazioni “robotiche” di quegli anni, da Mazinga a Jeeg, da Goldrake a Getter Robot. Un solo post non basta a riassumere quanto determinante sia stato nel panorama dei “cartoni animati giapponesi”, probabilmente tornerò a parlare nuovamente di lui in futuro (anzi, senza il probabilmente)

Oggi mi dedicherò a una delle saghe più belle, oscure e inquietanti che sono scaturite dalla sua mente, ovvero Debiruman (Devilman). Tutto nasce quando Nagai rimane affascinato dalle illustrazioni di Gustave Dorè per la Divina Commedia, e in particolare da quella di Lucifero

Nasce così il progetto Mao Dante: la Toei Animation, uno dei colossi dell’animazione giapponese, apprezza il lavoro di Nagai e gli commissiona una serie tv sul personaggio di Devilman ma qui iniziano i problemi. Il fumetto ha tinte scure, un personaggio mezzo capra (non per l’intelligenza ma per le gambe da satiro) e una violenza decisamente troppo elevata per gli standard dell’epoca. Gli studios chiedono così all’autore di modificare la storia ma questi si rifiuta categoricamente facendosi da parte. Ciò che ne segue è una riscrittura della serie che presenta notevoli differenze rispetto alla sua controparte cartacea.

La storia non è tra le più complesse ma ha una tensione narrativa altissima, grazie anche al tratto di Nagai, delirante, sporco, oscuro: la Terra su cui viviamo era un tempo governata dai Demoni, ora ibernati, che stanno per risvegliarsi e riprendere possesso del pianeta, e per farlo si fondono con gli esseri umani eliminandone la coscienza e mantenendo i loro poteri. Akira Fudo viene messo al corrente di tutto ciò dal suo migliore amico, Ryo Suka, e decidono che l’unico modo per sconfiggere l’invasione è riusci a farsi possedere da un demone mantenendo però la propria coscienza. Tra i due solo Akira, puro di cuore, riesce nell’intento dominando uno dei più forti demoni, Amon, e dedicando così la sua esistenza a combattere gli invasori.

Ma mano a mano che la storia procede si incupisce sempre più, gli scontri con i nemici sono brutali ma ancora più spaventosa sarà la direzione che prenderà la razza umana, assalita dal terrore, per combattere la minaccia, portando il pianeta in un clima di odio, sospetto, persecuzione contro i propri simili. Tutto ciò che di peggio esiste nell’animo umano uscirà fuori relegando l’invasione dei demoni in secondo piano fino ad arrivare ad un finale apocalittico che lascia ben poco spazio alla speranza…

Parlavamo di differenze fumetto-serie tv. Prima di tutto la fisionomia del protagonista: mentre nel fumetto è un demone terrificante, con un ghigno malefico e un tratto sporco, slavato e aggressivo nella serie tv si trasforma in un culturista con addominali scolpiti al gusto puffo …err di colore blu volevo dire. Anche le espressioni sono meno arcigne per renderlo più “gradevole” al grande pubblico, per non parlare delle ali rosse da robottone di ben altra fattura rispetto a quelle grezze e animalesche del fumetto.

E non è l’unico cambiamento, il fumetto, composto da 5 volumi, affronta temi profondissimi come emarginazione e razzismo, e lo fa nella crudezza più assoluta, abbondando con il sangue e la violenza usati in maniera non necessariamente gratuita ma come male necessario ad aprire gli occhi al lettore.

La serie tv d’altro canto (composta da 39 episodi) è molto più edulcorata rispetto al suo “genitore”, la violenza e il sangue sono decisamente meno e ogni episodio si ripete in maniera più o meno simile con il protagonista impegnato a sconfiggere il nemico di turno, banalizzando terribilmente il progetto originale. Persino il finale è all’insegna dell’ottimismo più totale distaccandosi anni luce dal “vero” finale di Nagai.

La serie arrivò in Italia con circa una decina di anni di ritardo rispetto al giappone (1982 da noi) ma rimane comunque un ricordo indelebile, anche perchè a quei tempi e a quell’età c’era ben poco cervello per fare filosofia su differenze presunte, intenzioni originali e balle varie: il “cartone animato” era divertente, comunque abbastanza violento e aveva una sigla iniziale assolutamente meravigliosa (interpretata dagli storici Cavalieri del Re, che meritano un post a parte).

Nel 1987 vengono prodotti 2 OAV che riportano la storia ai livelli di fedeltà del fumetto: via il colore bluastro del protagonista così come tutto il character design dei personaggi, molto più vicino all’opera originale, così come la trama e persino i dialoghi.Soprattutto viene ridata un po’ di dignità all’arpia Silen, uno dei più importanto nemici del fumetto, passata in modo totalmente anonimo nella serie tv. Nel 2000 esce l’ultimo conclusivo capitolo, ancora inedito da noi.

Nel 2004 esce un film live-action di Devilman, con pesanti interventi di CGI nonostante i quali la pellicola sembra un b-movie girato con 2 soldi e davvero non si capiscono le intenzioni del prodotto. Gli amanti della saga comunque sembrano averlo apprezzato, anche se i tempi cinematografici ristretti non bastano a riassumere integralmente la trama dell’opera a fumetti.

Il fumetto ha poi avuto vari prequel, sequel, spin-off (Devil Lady) e anche il progenitore incompiuto (Mao Dante) è stato recentemente riscritto da zero dallo stesso Nagai. In italia sono uscite 3 versioni del fumetto, una introvabile della Granata Press, una bellissima in 3 volumoni giganti della Dynamic Italia e più recentemente una identica per formato e numeri a quella giapponese, da parte della d/visual. Il mio consiglio è recuperare quest’opera e metterla nella libreria senza vergogna poichè si tratta di una delle più grandi espressioni del fumetto giapponese (e non).

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