Grosso guaio a Chinatown

aprile 4, 2011

Adoro Chinatown. L’unico posto dove posso entrare in un bordello sfondando il tetto e scappare a cavallo di un fulmine.

Io non so esattamente cosa provino i bambini di oggi andando al cinema. E non so se i genitori li portino a vedere film che non siano l’ultima marchetta di Hollywood con attori famosi che prestano la voce a lungometraggi di animazione. E non so neppure se esistano film con lo stesso appeal di quello che sto per presentarvi.

So solo che quando a otto anni vedi cose simili nella stanza buia del cinema capisci che la vita prenderà una piega diversa.

Siamo nel 1986 e fa la sua comparsa sui grandi schermi Big Trouble in Little China (da noi Grosso guaio a Chinatown, traduzione che perde un po’ il fascino dell’originale ma comunque accettabile) del Maestro John Carpenter: questo signore è uno dei miei registi preferiti e i suoi film sono uno dei motivi per cui amo tanto gli anni 80, per parlare di lui  servirebbe un blog intero, per ora mi limito a esaminare le sue opere singolarmente (e sono tante che meritano).

Purtroppo Carpenter passò negli anni 80 un terribile periodo di scarso successo al botteghino (lo stesso Big Trouble fu un flop) ma per fortuna, grazie anche all’home video, la gente riuscì ad apprezzare il genio di questo artista e ben presto venne rivalutata tutta la sua cinematografia, elevandola al grado di cult movie e consacrando il regista tra le icone di una generazione.

Grosso guaio è un rimaneggiamento di un vecchio script che giaceva nei sotterranei di Hollywood da diversi anni e narrava inizialmente le gesta di un cowboy nella Chinatown di fine 800: la 20th Century Fox assume così il signor W.D.Ritcher per una modernizzazione della storia che trova collocazione nella San Francisco dei giorni nostri.

La storia è un delirio totale: il camionista Jack Burton (Kurt Russell) assiste al rapimento della futura sposa del suo amico cinese Wang Chi e al furto del suo prezioso Pork Chop Express. Per ritrovarli si scontreranno con bande rivali del quartiere cinese, tra potenti stregoni (le tre Bufere) guidati dal potente Lo Pan, passando per segrete infestate da mostri fino al pirotecnico scontro finale.

Partiamo dal lavoro fatto da C. sul film: da sempre amante del cinema di genere il regista qui da pieno sfoggio delle sue abilità riuscendo a mischiare tanti generi diversi in un’amalgama che tiene col fiato sospeso lo spettatore per tutta la durata. C’è di tutto: la commedia, il film d’azione (quasi parodiato con una scelta azzeccata dell’eroe, tra poco ne parleremo in dettaglio), i film di arti marziali orientali e di fantasmi cinesi, l’horror e il western. Si divincola abilmente tra omaggi a Howard Hawks, Tsui Hark e Roger Corman. La critica di quel periodo calcò la mano proprio su questo punto additandolo come uno dei maggior difetti della pellicola, c’era troppo di tutto e il mestiere del regista non era sufficiente a colmare le lacune di uno script debole.

Per fortuna il tempo ha relegato quei buffoni di critici in un angolino buio, a me piace immaginarli con un Nanni Moretti incazzato a fianco che li umilia rileggendo le loro recensioni.

Il film non lascia respiro nemmeno per un secondo: inseguimenti continui, combattimenti, creature mostruose, effetti speciali, esplosioni (verdi per di più!), gente che entra ed esce volando e quando c’è un apparente momento di calma i dialoghi sono scoppiettanti e la tensione è sempre altissima. Non c’è un solo istante nel film in cui i protagonisti stiano con le mani in mano comunicando allo spettatore quel senso di urgenza e di pericolo imminente proiettandolo all’interno della storia.

Parlavamo del protagonista, Jack Burton.

Il lavoro fatto da regista e attore è immenso: se a prima vista il simpatico camionista può sembrare il classico eroe pronto a risolvere la situazione ci si accorge a poco a poco che è solo la spalla. Un eroe che ha il ruolo di comprimario ma che si erge a protagonista grazie all’enorme carisma che sprizza da tutti i pori del suo corpo.Semplicemente GENIALE.  Acconciatura oleosa e impeccabile, magliettina d’antologia, fare impacciato e sbruffone, un coltello di 20 cm nello stivale e tanta voglia di recuperare il suo camion, magari salvando qualche bella donzella nel frattempo.

Più volte lo stesso Russell ha definito il suo alter ego come un’Indiana Jones in cui tutti i problemi sono però più grandi di lui. Spacconaggine e incoscienza. Battute memorabili: il suo “Sono nato pronto!” è storia del cinema moderno. Si butta a capofitto nelle situazioni per uscirne sconfitto quasi sempre, solo qualche colpo di fortuna o l’intervento provvidenziale di Wang, vero eroe della storia, riesce a salvarlo da morte sicura.

Infine di indimenticabile bellezza le due donne del film che sfoggiano 2 stupendi (seppur finti) occhi verdi capaci di ammaliare qualsiasi vecchio allupato su sedia a rotella (e non).

Qualche piccola curiosità per nerd: una delle tre Bufere (il Fulmine) sarà qualche anno più tardi l’ispirazione per il Rayden, il dio del tuono della serie Mortal Kombat (e forse la stessa cosa avviene con Shang Tsung, ispirato dal vecchiardo Lo Pan); nelle scene finali ambientate nelle segrete appare una strana creatura che ricorda incredibilmente il beholder del GDR Dungeons and Dragons.

Le musiche del film sono dello stesso Carpenter (non è la prima volta per lui) e sono decisamente azzeccate, come suo solito, mai banali e sottolineano perfettamente ogni situazione della pellicola.

Io non posso che consigliarvi caldamente il recupero di questo capolavoro, sia che siate amanti degli anni 80 o semplicemente ammiratori del buon cinema.

E ricordate cosa fa il vecchio Jack Burton, quando dal cielo arrivano frecce sotto forma di pioggia e i tuoni fanno tremare i pilastri del cielo. Sì, il vecchio Jack Burton guarda il ciclone scatenato proprio nell’occhio e dice: “Mena il tuo colpo più duro, amico. Non mi fai paura”.


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2 Risposte to “Grosso guaio a Chinatown”

  1. bizzarrobazar Says:

    Non posso esimermi dal consigliare di rivedere il film in DVD anche con il commento di Carpenter e Russell, due emeriti cazzoni che per tutto il film si scolano birre, ridono e scherzano come ragazzini, divagano parlando di amici di amici e in definitiva restituiscono, anche a distanza di vent’anni, tutta la gioia e lo spirito goliardico del film.


  2. Io odio i doppioni e sono indeciso se recuperare il DVD o aspettare il bluray :V
    Questo genere di commenti di registi e attori poi li adoro


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