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aprile 3, 2011

Plin plon!

Dato che il blog non andava abbastanza a rilento ho deciso di rallentarlo ulteriormente.

Come?

Ma aprendo un secondo blog ovviamente!

Se vi piacciono le creature fantastiche, se ve la fate sotto ad ogni video amatoriale di dischi volanti, se non riuscite a convincere il mondo che il Bigfoot è l’anello mancante tra vostro fratello e l’uomo…beh, allora Blurred Nightmares è il posto adatto a voi!

DISCLAIMER: il tono del sito è più “serioso”, se vi piacciono solo le cazzate rimanete qui.

Il Calippo

aprile 1, 2011

Il gelato che legalizzò gli atti osceni in luogo pubblico!

Ok, sarebbe troppo semplice parlare del calippo facendo una successione infinita di allusioni e doppi sensi a sfondo sessuale.

Perciò, essendo il sottoscritto uno sfaticato, vi parlerò del calippo facendo una successione infinita di allusioni e doppi sensi a sfondo sessuale.

Però in più ci metto anche qualche foto provocante!

Trovare materiale sul Calippo è stato più complicato del previsto dato che una ricerca veloce ha fatto uscire circa 2 milioni di risultati dedicati a 2 truzze quindicenni di Ostia che compongono la loro dieta estiva di Calippi e bire.

Il nostro ghiacciolo preferito nasce nei lontani anni 80 per opera della mai troppo rimpianta Eldorado, che come abbiamo visto ha fatto una pessima fine, inizialmente nei soli gusti arancia e limone.

Nonostante la maliziosa forma in realtà il Calippo venne modellato come prototipo delle barre di plutonio usate nei reattori nucleari: per simulare l’effetto fusione a freddo il C. veniva venduto ad una temperatura prossima allo zero assoluto. Maneggiarlo senza appositi guanti comportava la perdita delle mani per ustioni. Alcuni vecchi modelli di centrali nucleari dell’affidabilissima Tepco sono alimentati a Calippi.

Il calippo è indubbiamente il gelato della rivoluzione sessuale: se con i semplici coni e cornetti le allusioni erano velate e a volte forzate ogni C. comportava l’apertura di un set mobile di film porno. Ci si trovò nella condizione inversa, anche chi non voleva provocare mangiando un gelato si ritrovava oggetto di aggressione da parte degli allupati nel raggio di 10 Km. Fu così che videro la luce sette segrete, composte di una persona ciascuna, che degustavano il proprio C. in pace in stanzini bui lontani da sguardi indiscreti.

Se da una parte semplificò l’outing anche di molti omosessuali latenti e non, dall’altra complicò terribilmente le cose agli etero che non riuscivano a rinunciare al richiamo del Calippo.

Perchè il C. era buono, buonissimo, e piuttosto che rinunciarvi assistemmo alla nascita di diverse difficilissime tecniche di assimilazione.

Il primo complicato passo era riuscire a staccare il ghiacciolo dall’involucro di cartone che lo conteneva, svariati i metodi utilizzati:

  • il semplice passare del tempo: si aspettava che il caldo cocente facesse il suo dovere, generalmente si comprava il C. la mattina, dopodichè ci si faceva il bagno, si facevano in serie una partita di beach volley, beach soccer, beach tennis con racchettoni, beach hockey e beach bocce; si prendeva la tintarella fino a cambiare la muta 1-2 volte; nuotata con pinna di squalo sulla schiena fino a spaventare 20 bagnanti; doccia finale. A quel punto il Calippo era pronto e si poteva passare alla fase 2, sempre se si riusciva a evitare la fase 1.5 (vedi dopo).
  • il calore forzato: accendini, fiamme ossidriche, barbecue, falò da campo, scorregge incendiarie, tutto ciò che comportasse una fiamma viva veniva utilizzato per accelerare lo scioglimento del ghiacciolo.
  • la forza bruta: si pestava fortissimo sul bancone del gelataio fino all’arrivo della polizia o all’inizio di una rissa, nel secondo caso il Calippo si dimostrava un’ottima arma di uccisione di massa.
  • la tecnica assassina dello “swirl”: si sfregava il Calippo tra le mani, come quando si tenta di accendere un fuoco alla maniera dei boy scout e si scopre dopo 2 ore che avevamo i fiammiferi in tasca. Tale tecnica diventò ben presto proibita, nell’agosto dell’87 fece più feriti dei botti di dieci capodanni a Napoli. Lo swirl aveva una percentuale di riuscita della fase 1.5 del 100%

Dopo il distacco dal cartone c’era quindi la fase 1.5 che, se gestita con prudenza, poteva essere saltata.

L’impeto e la foga utilizzata per far sciogliere il C. se mal gestiti facevano perdere il controllo del cartone che veniva così spremuto con troppa forza e proiettava il Calippo nella stratosfera, nel parabrezza della macchina più vicina o nella propria retina. Quegli anni videro l’esplosione del look piratesco.

Se arrivati fin qui si era ancora in possesso del contenuto del cartone si procedeva ad affrontare il più grande dilemma: COME mangiare il Calippo. Anche qui le tecniche ninja erano innumerevoli.

  • la leccata: tecnica inutile, la temperatura bassissima produceva lo stesso effetto del simpatico della compagnia che lecca il lampione gelato o il pisello della scultura di ghiaccio al matrimonio della cugina.
  • la succhiata: la più ovvia, spesso usata dalle donne come tecnica di corteggiamento o da maschi che volevano esplorare il loro lato femminile. Generalmente finiva con un’orgia sulla spiaggia che veniva presa d’assalto dalle televisioni locali e ci si rivedeva la sera in tv sul notiziario regionale.
  • il total meltdown: si faceva sciogliere completamente e lo si beveva dal contenitore. Un goccio di rum e una spruzzata di lime trasformava il baretto in un dispenser di Cuba Libre.
  • il rosicchiamento: usato spesso dalle donne unito a occhiataccia incazzosa per spaventare eventuali  spasimanti. Come controindicazione richiamava appassionati del BDSM.
  • il risucchiogranita: tecnica complicatissima, si mordicchiava il Calippo all’interno della confezione schiacciando l’apertura al centro con i denti formando una specie di 8 e risucchiando dai lati di questa figura il ghiacciolo sminuzzato in forma semiliquida.

Io ero un fan di quest’ultimo e mangiare un C. richiedeva dalle 2 alle 3 ore.

Quale che fosse il metodo utilizzato una cosa era certa, alla fine ci si ritrovava con le mani talmente appiccicose che ci si lavava con la colla liquida per migliorare la situazione.

Il C. fu proposto in vari gusti nel corso degli anni ma possiamo affermare senza dubbio, dato che il blog è mio, che il migliore di tutti era e rimane anche oggi quello alla cola.

Ovviamente non mi son dimenticato della variante più importante, quella che rese il Calippo il gelato più importante di tutti i tempi: sto parlando del Calippo Fizz.

Il C. Fizz aveva l’aggiunta di misteriose palline bianche che lo rendevano appunto Fizzante provocando una parata di smorfie assolutamente esilaranti: per riprovare quell’emozione addentate un limone davanti a uno specchio e capirete di che parlo.

Purtroppo pochi anni dopo venne ritirato dal commercio, leggende metropolitane spiegano che ciò fu dovuto alla cancerosità, il che ha un suo perchè se ricordiamo il discorso sul nucleare fatto prima.

Oggi la moderna e perfida Algida produce ancora il C. in gusti e colori che sfiorano la psichedelia degli anni 60 e hanno ormai rimpiazzato le palette degli omini che fanno atterrare gli aerei.

Noto ora che il volgarometro non ha raggiunto il massimo durante questo articolo quindi mi vedo costretto a rimediare, alla prossima!

Pass the Pigs

marzo 29, 2011

L’unico gioco che riesce ad essere divertente e una porcata allo stesso tempo!

Ah, i bei tempi quando si era ragazzi e i mille modi di passare il tempo con gli amici.

Se il gruppo era misto si iniziava con l’innocente gioco della bottiglia per poi passare a una sessione di Twister nudi e finire la serata in bellezza con riti satanici in cui si evocavano per sbaglio divinità lovecraftiane.

Se il gruppo era prettamente maschile si passavano le serate davanti a qualche consolle o a guardare qualche VHS porno passata attraverso 16 passaggi di copia e talmente disturbata che il segnale orario era più eccitante.

Se per immane disgrazia saltava la corrente ci si ritrovava a giocare a lume di candela a qualche gioco da tavola.

Un gruppo totalmente femminile esisteva solo nelle mie fantasie e il contenuto è altamente NSFW.

Tra i giochi da tavolo più semplici e immediati c’era il protagonista di oggi, Pass the Pigs.

Pass the Pigs (o Pigmania nella sua incarnazione iniziale) è un semplice gioco di dadi in versione “abbellita”: infatti i dadi in questione sono rappresentati da due piccoli maialini in gomma che vanno lanciati sul tavolo.

In base alle posizioni in cui atterrano vengono assegnati dei punti secondo una tabella: il giocatore ha l’opportunità di continuare a tirare e sommare i punti dei lanci successivi oppure “passare i maiali” ad un altro giocatore. Il rischio è di perdere tutti i punti del turno se i maiali dovessero cadere il primo su un lato (segnato da un punto nero) e il secondo sull’altro lato (senza punto).

Come vedete il giochino è di una semplicità disarmante ed è in tutto per tutto riproducibile con due classici dadi a 6 facce: infatti anche le possibili posizioni dei maiali sono 6. Il fianco segnato, quello non segnato, la posizione sulle quattro zampe, sulla schiena, in verticale sul muso e infine la verticale su muso e orecchio.

Questo giochino viene spesso usato per spiegare i concetti di teoria delle probabilità nelle università (in quelle di campagna si usano dei maiali veri): qui potete trovare un semplice link che spiega in maniera veramente elementare il tutto, anche ai non addetti ai lavori, potete stamparlo e usarlo come lettura rilassante e piacevole prima di addormentarvi.

Il giochino nasce secondo leggende metropolitane dalla mente di tale David Moffat che durante una vacanza in Tedeschia™ riceve da una cameriera dei porcellini di gomma: tale Moffat, essendo un fan di malattie esotiche, tenta la fortuna e si diverte a immergere il maialino nel boccale di birra per vederlo galleggiare. Il passo tra l’evitare di strozzarsi col maiale e lanciarlo e sul tavolo è breve. Siamo nel 1977 e nasce così Pigmania.

Il mio ricordo di questo giochino è che lo trovai in una sorpresa del Mulino Bianco (si chiamava Super Porcellini), una fantastica scatoletta fornita di matita e segnapunti: oggi è ancora in commercio e potete compralo qui.

Esistono svariate versioni online se ancora non avete capito come funzioni il giochino, ve ne linko una semplice e una con grafica maialosa, sperando che l’autore non mi mandi una lettera dai suoi avvocati (purtroppo l’ha fatto con altri siti…).

Esiste addirittura la versione per Nintendo Ds e quella per iPhone…

Io però vi lascio mostrandovi come degeneravano le partite di Pass the Pigs dopo circa 5 minuti di gioco, buon maiale a tutti!

Ah, gli anni 80, quando per fare il wrestler dovevi avere un costumista psicopatico.

Continuiamo la nostra carrellata sui clown muscolosi che hanno allietato i nostri pomeriggi di bambino menandosi in tv.

Oggi parliamo dell’amico/nemico storico del grande Hulk Hogan, ovvero Macho Man.

Randy Savage, nato Randall Mario Poffo nel 1952, dedica la sua intera carriera a rivoluzionare il mondo della moda, proponendo nuove spettacolari creazioni che neanche la famiglia Forrester sotto acido. L’avventura da wrestler si rivela quindi una furba copertura per distrarre i concorrenti stilisti.

Il nostro amico Randy rimane uno dei volti più conosciuti e ricordati del periodo d’oro della WWF, possedendo tutte quelle qualità che rendevano i lottatori dei grandi simboli per i ragazzini: i già citati costumi, la parlata (con quella inconfondibile voce roca), una seCSi topa come manager, delle pose plastiche e, anche se non fondamentale, una discreta prestanza atletica.

Anche stavolta mi limiterò a ricordare i fatti salienti della sua carriera, per una cronistoria precisa di ogni suo incontro esiste l’amico uichipiede.

Il vero inizio degno di nota risale al 1985 quando Savage fa il suo ingresso nella WWF e diventa Campione Intercontinentale dopo aver battuto in maniera illecita Tito Santana (con un mattarello nascosto nelle mutande) e, grazie a un periodo di blocco dello scrittore degli sceneggiatori, vi rimarrà per il periodo più lungo della storia, circa 14 mesi. Dopodichè i burattinai della WWF si svegliano dal torpore  e lo fanno perdere contro Ricky Steamboat, leggermente irritato per un colpo sleale di Savage alla laringe che gli impedì di cantare al coro della parrocchia per diverse settimane.

Il 1988 è l’anno della consacrazione, il personaggio piace al pubblico e si assiste così all’incoronazione di Macho Man a Campione del titolo massimo: l’incontro si svolge contro Ted DiBiase il quale si porta come valletta di accompagnamento la graziosa Andrè the Giant. Miss Elizabeth, la manager di Savage, comprendendo di non poter vincere contro cotanta bellezza sparisce dal ring per ritornare con i rinforzi, nella fattispecie con Hulk Hogan che con i suoi cori da stadio inciterà l’amico Randy e gli permetterà di vincere la cintura.

Fino a quel momento Savage è sempre stato considerato un heel, grazie anche all’atteggiamento maschilista che aveva verso la sua manager, ma dopo questo incontro diventa ufficialmente uno dei buoni: fondamentale sarà l’unione con Hulk Hogan nel team dei Mega Powers.

Ma sappiamo come va a finire in questi casi, quando c’è una topa di mezzo.

Savage diventa gelosissimo e sospetta che la moglie e l’amico se la facciano di nascosto negli spogliatoi mentre lui è in palestra ad aggiustare i pettorali: il culmine di questa gelosia sfocia durante un incontro con le Twin Towers (Akeem e Big Boss Man), Miss E. viene ferita e portata da Hogan nel backstage. Il nostro Macho rimasto solo sul ring pensa che i due siano andati a far le zozzerie e in una memorabile rissa si rompe il sodalizio tra i due. L’anno successivo Hogan riempirà di pizze l’ex amico e si riprenderà il titolo.

Savage ridiventa un cattivone, in un eccesso di modestia cambia nome in Macho King, licenzia la moglie e dopo aver consultato la rivista “le 100 donne più cattive del pianeta” si accontenta della numero 3 e la assume come nuova manager. Sensational “Queen” Sherry diventa così la sua nuova assistente di cattiverie.

La prima di queste avviene ai danni di Ultimate Warrior, i due birbanti gli fanno perdere un incontro contro Sgt Slaughter: il Guerriero non la prende bene e organizza un incontro con Savage, lo sconfitto dovrà abbandonare il ring per sempre e scrivere 100 volte sulla lavagna “sono un perdente”. Savage esce sconfitto e la sua manager, che non per niente era una cattiva, umilia lo sconfitto Macho Man tempestandolo di botte quando è ormai privo di forze. A salvarlo arriva nientemeno che Miss E. che a colpi di borsettate sconfiggerà la rivale e si riappacificherà con il suo uomo.

Nonostante nella vita reale i due fossero già sposati, per esigenze di sciobisnes, si decide di oranizzare un matrimonio farsa sul ring: tra i regali di nozze vi è quello del simpatico Jake the Snake, un serpente velenoso che fa prendere un coccolone alla gentil donzella.

Più o meno la carriera finisce qui, Savage cambierà federazione un paio di volte continuando ad avere comunque un buon successo.

Ma che fine ha fatto il nostro colorato dispensacazzotti?

Beh, dopo una “memorabile” interpretazione in Spider Man il buon Randy si è dedicato alla musica incidendo un album rap il cui fantastico singolo è dedicato al nemico Hulk Hogan.

Si è recentemente risposato dopo il divorzio finito malissimo con Miss E.

La gentile pulzella ha infatti abbandonato il machoso per fiondarsi su un altro muscoloso, tale Lex Luger, e trovare la morte in casa sua per overdose di alcool e droga.

Savage verrà ricordato per tanti motivi:

il suo modo posato e tranquillo di rilasciare interviste;

le sue entrate poco appariscenti;

e infine la sua chiusura sul ring con la quale chiudiamo anche questo articolo.

Se avete ancora altri dubbi vi consiglio lo spettacolare (lol) sito ufficiale dell’atleta, a presto!

In data 20 maggio 2011 devo purtroppo aggiornare l’articolo per comunicarvi la morte del nostro amato Macho Man che si è spatasciato con la jeep su un albero a seguito di un attacco di cuore.
Ciao Randy, menali tutti ovunque tu vada :V

Radio 80:la musica che mette d’accordo cani e gatti!

Nuova rubrica dedicata alle canzoni che hanno caratterizzato gli anni 80,ancora una volta qui troverete non solo musica che mi piace ma anche roba che ascolterei esclusivamente sotto tortura. Se però certe canzoni son state delle hit di quegli anni sono obbligato da contratto a riportarle a galla.

Vista la mia natura da dormiglione inizierei con questo classico del 1983: nonostante il duo inglese abbia avuto una buona carriera questo è stato l’unico singolo che gli ha regalato un successo mondiale, al top delle classifiche.

La canzone è stata ripresa qualche anno fa da Marilyn Manson che ne ha sfornato una cover abbastanza particolare.

E’ invece di qualche giorno fa questo geniale mash up che unisce gli altrettanto geniali White Stripes al singolo in questione.

L’unica rubrica che ruba spazio prezioso alle foto con inutili fiumi di parole!

Poche storie, la topa tira.

Nonostante su questo blog non se ne parli la metà dei visitatori ci arriva cercandola, mi sembra quindi doveroso dedicare un nuovo spazio alle bellezze che hanno popolato i cotonati anni 80.

Piccole avvertenze su cosa conterrà la rubrica: in linea di massima pettinature e vestiti femminili di quel tempo non mi sono mai piaciuti troppo però ci sono tante donne che hanno animato i sogni sporcellosi di chi era bimbo in quel periodo, questo a prescindere dalla effettiva bellezza fisica.

Potevamo rimanere incantati dal fascino di una certa cantante o dai ruoli provocanti una determinata attrice quindi troverete pezzi di femmina che magari non sono “belle” nel senso assoluto del termine ma che son state icone per una generazione.

Premetto anche che non sono un estimatore delle poppe giganti ma potrà capitare che si parli di ragazze che pur non piacendomi hanno fatto sbavare milioni di maschi allupati (e generalmente il maschio si allupa quando vede due zizze enormi).

Voglio cominciare parlando di una donna della quale mi sono innamorato a prima vista, Sabrina Salerno.

Per rafforzare il concetto espresso poco fa devo dire che amo Sabrina per il suo viso e non per gli airbag: lo trovo stupendo e trovo il suo leggero strabismo di un fascino unico (così come mi piacciono i piccoli difettucci delle donne in generale, le rendono più reali, e poi se sei topa sei topa e basta).

Ora, potrei dilungarmi ore e ore per parlare della sua carriera, di come sia salita al vertice delle classifiche nazionali e internazionali con i suoi album di esordio, di come abbia partecipato a diverse pellicole e programmi televisi “leggeri”, di come abbia sperimentato il teatro negli ultimi anni ma i milioni di pervertiti che arriveranno qui vogliono solo le foto zozze.

Aggiungo che oggi la Salerno è ancora più bella di un tempo, io continuo ad amarla e adorarla e a sognarla premendomi il cuscino forte forte sulla faccia che vedo tutte le stelline.

La seguente sezione è NSFW, se proprio la guardate al lavoro almeno verrete licenziati felici.

A seguire il famoso videoclip di Boys Boys Boys, la storia di un capezzolo che per oltre 3 minuti tenta di fare capoccella dall’angusta prigione di Bikini. Durante la sua avventura incontrerà il Misterioso Maggiordomo, il Pallone Gigante, la Gang degli Spioni sopra la Cabina e gli Ombrelloni Rotanti. Dopo svariati tentativi riuscirà nell’impresa portando la felicità nel genere umano.

E come dimenticare il fantastico duetto con Jo Squillo, un feroce attacco alla cultura della donna oggetto, l’inno ufficiale di una rivoluzione che farà crollare i palazzi del potere maschilista, la guerra di due ragazze che combattono per la lib…ehm ok, un video di cosce al vento. Peccato che Jo Squillo rovini tutto con la sua presenza, we want more Sabrina!

Il prossimo è lo spot di un detersivo: possiamo vedere due bellezze degli anni 80 a confronto, una ha usato la Nostra marca preferita ed è diventata ancora più gnocca, l’altra ha usato un detersivo concorrente e potete vedere i disastrosi risultati.

Se ancora la vostra libido risultasse insoddisfatta potreste aver bisogno di vedere un dottore, nel frattempo spulciatevi il sito ufficiale con una montagna di foto della nostr…anzi della Mia Sabrina preferita!

The Banana Splits Show

marzo 9, 2011

Un bel giorno i pupazzi televisivi decisero di provare gli acidi. Oggi ci ritroviamo con i Teletubbies.

Dopo un paio di giorni di assenza (ehm) dovuti a sfighe varie riprendiamo il nostro viaggio nel magico mondo dei ricordi.

Anche stavolta faremo uno strappo “temporale”, nonostante il programma sia nato negli States sul finire degli anni sessanta arrivò da noi molto più tardi, proprio nella nostra decade preferita.

E’ in assoluto uno dei miei programmi preferiti di quel tempo e uno degli articoli a cui tengo maggiormente (tra i quali vi ricordo i mitici Misfits!).

Sto parlando del Banana Splits Show.

Bisogna ammettere che il programma è effettivamente più vicino agli anni 60 che agli 80: totalmente psichedelico e nonsense, si colloca perfettamente nell’epoca dei figli dei fiori ma resta in ogni caso una tappa fondamentale per chiunque sia cresciuto alcuni anni più tardi.

Lo show altro non era che un programma contenitore per ragazzi che inframezzava sketch e spezzoni live action a telefilm e cartoni animati: dei primi erano protagonisti appunto i Banana Split, un quartetto musicale sulla falsariga di gruppi come Beatles e Monkees, i cui membri erano rappresentati da un cane (il leader, Feegle, da noi inspiegabilmente tradotto come Swingo), un gorilla (Bingo), un leone (Drooper) e un elefante (Snorky). Snorky era l’unico che non parlava ma si esprimeva a barriti ed era generalmente il più sfigato, una specie di antenato di Kenny di South Park. Inutile aggiungere che era anche il mio preferito.

Il merito dello show è tutto di una coppia che è stata fondamentale per l’intrattenimento televisivo per ragazzi, da allora fino ai giorni nostri, ovvero William Hanna e Joseph Barbera, o più semplicemente Hanna & Barbera. E’ inutile e offensivo che mi dilunghi a spiegare chi e cosa hanno creato durante la loro lunghissima carriera, se siete curiosi potete colmare la lacuna cliccando sui loro link.

Lo show va inizialmente in onda nel 1968 e ha una durata di 2 stagioni per un totale di 31 episodi da un’ora l’uno (18 la prima e 13 la seconda): come detto poco fa i segmenti live action erano intervallati da svariati cartoni e serial che meritano qualche parola a parte.

Il più importante di tutti è, a mio modesto parere, Danger Island, un serial avventuroso/avventuristico/avventuristicoso della durata di circa 3 ore ma diluito in miniepisodi da 5 minuti circa: vengono narrate le gesta di un archeologo, di sua figlia e del suo assistente, alla ricerca di un’antica città segreta in un’isola misteriosa. Al gruppo si uniranno poi il mercante Morgan e la sua spalla Chongo che si esprimeva solo mediante strani versi. Gli antagonisti dei nostri eroi erano un gruppo di scalcinati pirati e gli indigeni cannibali dell’isola, i cosiddetti Skeleton Man, per via del loro disegno tribale che li faceva somigliare a degli scheletri.

Il tono del serial è decisamente umoristico, con gag e tormentoni ripetuti e l’utilizzo di di velocizzazioni video per acuire l’effetto esilarante, proprio come si faceva nelle vecchie comiche in bianco e nero. Il picco di questa comicità viene forse raggiunto nella battaglia a colpi di torte alla panna, un classico nel suo genere.

Curioso notare come il regista della serie sia nientemeno che Richard Donner, che qualche anno più tardi ci delizierà con altri capolavori (Goonies, sto arrivando!).

Vi regalo la sigla iniziale per risvegliarvi qualche ricordo, se invece volete vedere la serie completa qui la trovate tutta!

Tra le serie animate invece la più curiosa è Arabian Knights, una serie di supereroi ambientata nel mondo de…le mille e una notte!

Se il cartone in sè non ha nulla di totalmente innovativo (i soliti eroi contro il malvagio di turno) ciò che stupisce è vedere un impianto superoistico in un contesto mediorientale. Senza dubbio affascinante per l’epoca.

Chiudono una versione animata dei Tre Moschettieri che verrà sostituita nella seconda stagione dagli Hillbilly Bears.

In realtà negli anni seguenti il format venne rimaneggiato e rimontato più volte, accorciando gli spezzoni live e aggiungendo altre serie animate: personalmente non ricordo quale versione arrivò da noi ma di alcuni cartoni tornerò a parlare (qualcuno ricorda gli Impossibili?).

Torniamo ai nostri segmenti in live action, il cuore del programma: lo show era ambientato quasi totalmente nel club del gruppo, uno stravagante ambiente con scivoli, cubi giganti e altri oggetti surreali. L’entrata in scena era sempre diversa, con i quattro che arrivavano dai punti più disparati della scenografia (tubi, pertiche da pompiere, porte nascoste) e dopo una gran confusione Feegle riportava tutti all’ordine con un martello gigante (che spesso si dava in testa ed era una delle gag ricorrenti).

Il quartetto vedeva la loro nemesi nel gruppo rivale chiamato The Sour Grapes Gang (la gang della prugna secca), la quale non è mai apparsa nello show se non sottoforma di…lettera di sfida!

Quasi in ogni episodio infatti una missiva veniva consegnata ai Banana Split che venivano sfidati dai loro nemici in qualche stramba scommessa: la particolarità di tutto ciò è che il gruppo “malvagio” non compariva mai ma la lettera veniva consegnata da una delle 5 Sour Grapes messenger girls che, a turno, entravano nel club cantando, ballando e spaventando gli Splits per poi andarsene a suon di musica.E’ interessante sapere che tra gli autori delle canzoni del gruppo c’era un giovanissimo Barry White.

Altre gag praticamente onnipresenti erano la sezione della posta, gli indovinelli, Drooper che portava fuori la spazzatura, delle strane ragazze che suonavano alla porta per poi cantare canzoni messicane (le Dilly Sisters).

Con la seconda stagione vennero introdotti alcuni personaggi minori che dicevano qualche battuta per poi riscomparire nella scenografia: tra questi ricordiamo Cuckoo che balzava fuori da un orologio a cucù e Banana Vac, una testa di alce appesa al muro.

Lo show era in definitiva un vero circo dell’assurdo, un concentrato unico di psichedelia, roba che oggi forse non troverebbe una giusta collocazione: lo show era decisamente troppo avanti per l’epoca e all’età in cui lo guardai impresse con forza nel mio cervellino un mondo e un immaginario assolutamente fantastici.

Ma il momento decisamente più significativo dello show era rappresentato dalle sigle iniziali e finali: oltre al famosissimo motivetto che una volta entrato in testa non va più via, è giusto ricordare le Banana Buggies, piccole macchinine guidate dai protagonisti durante la sigla (ambientate principalmente in un parco divertimenti). Piccola curiosità, le buggies furono disegnate da George Barris, creatore tra le altre cose della batmobile anni 60 e di Kitt, la famosa Supercar.

C’è una bella notizia però, nel 2008 lo show ha subito un revamp su Cartoon Network, con nuovi segmenti live, un nuovo sito web, un nuovo disco e addirittura un piccolo spazio a tema in un parco americano.

Per fortuna il look dei protagonisti è rimasto praticamente immutato, non rovinando quell’effetto nostalgia che di solito è distrutto da operazioni commerciali di questo tipo.

Segnalandovi il nuovissimo e ricchissimo sito da spulciare fino in fondo vi lascio con la famosissima sigla finale!

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