Harpya

aprile 6, 2011

In assoluto la miglior dieta dimagrante.

Ricercando materiale per il mio nuovo progetto mi sono imbattuto in un cortometraggio che vidi da bambino.

Harpya è un corto del 1979, ad opera dell’ingiustamente poco conosciuto Raoul Servais, che vinse addirittura la palma d’oro come miglior corto al Festival di Cannes dello stesso anno.

Quando vedi certe cose ad una certa età ti rimangono per sempre, dopo la visione di questo corto non dormii per giorni ma…non per la paura, ero piuttosto elettrizzato, eccitato, entusiasta di quel che avevo visto: anche questo credo contribuì alla mia futura passione per il fantastico e il cinema in generale.

La storia è abbastanza semplice, un uomo salva una donna che sta per essere uccisa per poi scoprire che si tratta di un’arpia e decide di portarla a casa per allevarla scoprendo però che l’appetito insaziabile della creatura diventerà un grosso problema…

Il fascino del corto è immenso: da una parte la quasi totale assenza di dialoghi che lascia posto ai rumori di sedie che scricchiolano e alla creatura che si ciba; la scenografia minimalista; una costruzione visiva che ingloba surrealismo, impressionismo e astrattismo; infine la particolarissima tecnica di animazione davvero angosciante (forse la scarsa naturalezza dei movimenti li rende spaventosi perchè alieni ad una normalità insita nella nostra quotidianità).

A trenta e passa anni di distanza questo corto mantiene intatto tutto il suo fascino rimanendo una piccola perla del cinema di tutti i tempi.

Godetevelo.

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Thriller

agosto 12, 2010

Seppellita dopo 70 giorni la salma di Michael Jackson: stava terminando le riprese di Thriller 2.

Ah, le battute su MJ non invecchieranno mai, proprio come MJ.

DISCLAMER: Ok, mi fermo qui con le battute, la rete è piena di umorismo nero sul personaggio in questione, soprattutto su temi come dire…”delicati”. Io non sono un fan di Jackson ma i milioni di fan là fuori credo siano troppo suscettibili sull’argomento; inoltre il blog ha un altro scopo.

Detto questo possiamo iniziare a parlare del Re del Pop.

Come detto poco fa non sono un suo ammiratore però esattamente nei favolosi 80’s uscirono una serie di singoli e video che rimasero impressi nella mia memoria e, nonostante le mie preferenze musicali siano profondamente cambiate, rimango ancora piacevolmente colpito nel risentirli.

Thriller è l’album che forse consacrò MJ e che detiene una lista di record più lunga della fedina penale di Dillinger:

  • è l’album che ha venduto di più nella storia (110 milioni)
  • è l’unico ad aver venduto più di 100 milioni di copie
  • rimase al primo posto delle classifiche per 37 settimane consecutive
  • rimase nella top 10 per 80 settimane
  • varie ed eventuali

Ma non è tanto l’album di cui mi interessa parlare (per quanto in futuro ritornerò sull’argomento trattando alcuni dei suoi singoli) quanto della canzone che gli da il titolo e soprattutto del video.

Thriller segna infatti un punto di svolta nella percezione visiva della musica: introduce un fattore cinematografico nei videoclip che finora era stato trascurato. Questa simbiosi musica-cinema diventerà fondamentale nelle 2 decadi a seguire, dando vita a una miriade di minifilm legati ai singoli di successo: purtroppo questa tendenza è attualmente scomparsa, i video attuali riprendono semplicemente i cantanti che … beh, che cantano, magari circondati da una serie di tope semisvestite. Per carità, la topa è sempre la benvenuta ma i videoclip di oggi sono terribili, inutili e senza senso. Qualche eccezione esiste ancora ma è più unica che rara.

Thriller è la pietra miliare del suo genere, una ministoria horror di quasi 14 minuti nella sua versione integrale (ne esistono altre 2 di 8 e 7 minuti rispettivamente) che ha una trama ben definita (niente di complicato per carità, ma una novità assoluta a quei tempi) e una coreografia incredibile. Il tutto nasce dopo che MJ vede Un lupo mannaro americano a Londra, pellicola horror del grande John Landis: il cantante se ne innamora e decide di fare un video musicale simile.

La Sony gli ride in faccia, anche perchè il singolo era uscito da oltre un anno (l’album esce nel 1982 mentre il video nell’84) e non c’era necessità di spendere quei soldi. MJ è però risoluto e decide di realizzarlo di tasca propria, chiamando a dirigerlo lo stesso Landis. La prima parte del videoclip è un chiaro omaggio al regista e al film, con una trasformazione del cantante in un licantropo.

A fronte di una spesa di mezzo milione di dollari il successo è planetario, le vendite dell’album triplicano e viene prodotta addirittura una VHS contenente un documentario di 40 minuti con il making of: anche questa avrà un successo inaspettato, vendendo oltre 9 milioni di copie, altro record.

La storia, come accennato poco fa, è abbastanza semplice: MJ e la sua ragazza (l’ex Playmate e attrice Ola Ray) stanno guardando un film horror al cinema, all’uscita passano davanti a un cimitero, una schiera di zombie comincia a inseguirli fino a quando lo stesso protagonista non diventa uno di loro. Iniziano così un’inseguimento a ritmo di danza, sulle note dell’omonima canzone fino ad arrivare al finale che non svelo perchè fa troppa pauuuuuura (non è vero, però almeno così ve lo guardate).

Nella voce del narratore troviamo  l’indimenticabile Vincent Price, intramontabile icona del cinema horror;  inoltre il settore dell’effettistica e del make up viene affidato ad uno dei più grandi professionisti della storia del cinema, Rick Baker: insomma, per la prima volta nella storia musicale viene dedicata una cura maniacale nella realizzazione di un videoclip e tutto ciò verrà ripagato da una ricezione entusiastica dai media e dai fan.

Impossibile poi dimenticare il vestito rosso che MJ indossa nel video: questo e molti altri abiti dell’artista contribuiranno in seguito a identificarlo facilmente in ogni parte del globo.

Nel 2009 Michael Jackson’s Thriller viene infine scelto dal National Film Registry per essere preservato nella Libreria del Congresso: è il primo videoclip nella storia a ricevere questo onore.

Tutto il resto venuto dopo (commemorazioni, omaggi, cover, anniversari) non mi interessa molto (a parte questo)ma Thriller nella sua prima incarnazione  rimarrà per sempre nel mio immaginario, nonchè ricordo indelebile di quei favolosi anni 80.

E dopo tante chiacchere non resta che lasciarvi con la versione integrale del video.

Il miglior modo per avere dei brutti incubi è bruciare vivo un serial killer di bambini.O mangiare la mia peperonata.

Ho già affrontato il tema della riconoscibilità parlando di Indy, a volte basta una foto, un’espressione, un indumento talmente particolare da renderti famoso in tutto il mondo, a volte passando di generazione in generazione. Che sia un guerrigliero rivoluzionario barbone che fuma il sigaro o un fisico spettinato che fa la linguaccia ci sono immagini che entrano nell’immaginario collettivo a gran forza e vi si schiodano con estrema difficoltà.

Quanti di voi non hanno riconosciuto il personaggio al quale appartiene quel guanto?

Freddy Krueger arriva sul grande schermo nel 1984 per mano del giovane Wes Craven, il quale dopo essersi già cimentato con degli interessantissimi lavori d’esordio (L’ultima casa a sinistra, Le colline hanno gli occhi) decide di seguire il filone degli slasher movie venuti alla ribalta anche grazie a personaggi come il Michael Myers di Halloween, il Leatherface di Non aprite quella porta o il Jason Voorhees di Venerdì 13. Serve un cattivo carismatico, con un’arma riconoscibile e unica e magari anche dei poteri particolari che lo differenzino dai suoi colleghi, alla fin fine nient’altro che nerboruti omaccioni il più delle volte indistruttibili.

Craven si ispira mooooooolto alla lontana ad un fatto di cronaca, e per dare una caratterizzazione fisica e un nome al suo protagonista si basa su…un vecchio barbone sfigurato e un bullo che tormentava il regista nella sua giovinezza. Dall’unione di questi elementi e grazie alla fervida immaginazione di Craven nasce così uno dei cattivi più memorabili e famosi della storia del cinema, Freddy Krueger.

Le origini e il passato del protagonista, che vengono svelate a poco a poco durante la lunga sequela di episodi cinematografici a lui dedicati, non sono dei migliori: Amanda Krueger decide di diventare suora all’età di 18 anni e il suo primo lavoro la porta nell’ospedale psichiatrico di Westin Hill. Il lavoro non è male fino a quando non viene dimenticata durante le vacanze di natale dentro all’edificio contenente i pazzoidi più pericolosi dell’istituto. Avete presente Mamma ho perso l’aereo? Ecco, metteteci una diciotenne nel fiore della sua giovinezza al posto di Macaulay Culkin e decine di psicopatici violenti e arrapati al posto di Joe Pesci e compare: otterrete un tranquillo week end di stupri multipli e ripetuti condito da una sana dose di botte. Nove mesi più tardi Frederick Charles Krueger verrà messo alla luce.

La sua vita procede serenamente, tra un padre adottivo alcolizzato che abusa di lui, dei simpatici compagni di scuola che gli affibiano l’innocente soprannome di “Figlio bastardo di cento maniaci”, il tutto mentre coltiva salutari hobby come la tortura e l’uccisione di piccoli animali.  Le sue buone azioni comprendono l’ammazzare il padre adottivo, l’ammazzare la moglie (dalla quale avrà una figlia), l’ammazzare i figli dei suoi ex compagni di scuola che lo deridevano da piccoli. Insomma, aveva sta fissa dell’ammazzare.

Viene arrestato per gli omicidi dei bambini ma per un vizio di forma viene rilasciato. I genitori dei bambini uccisi la prendono bene e, impugnando torce e forconi, lo bruciano vivo. Ma siccome Freddy aveva sta passione dell’ammazzare stipula un patto con tre demoni dell’inferno che gli permettono di continuare a uccidere nei sogni.

Questa in breve l’infanzia di Krueger, nel primo episodio della lunga serie affronterà un gruppo di quattro teenager (vittime sacrificali preferite da questo genere di film perchè dicono le parolacce, ascoltano il rocchenroll e fanno tanto sesso, sti sporcaccioni) capitanati da Nancy che sarà l’unica a sopravvivvere alla fine. Da notare che questo film sarà quello d’esordio di Johnny Depp che farà proprio una bella fine.

In questo primo capitolo Freddy si presenta in tutta la sua fierezza: l’estetica prima di tutto.

  • un fedora, come quello di Indy, solo un po’ più stropicciato
  • un maglione slabbrato a righe orizzontali rosse e verde scuro (che Craven scelse perchè scoprì che era l’abbinamento di colori più fastidioso all’occhio umano)
  • una bella pelle ustionata su tutto il corpo, senza capelli e con una dentatura consigliata da zero dentisti su 10
  • infine il suo famoso guanto artigliato

Dulcis in fundo, per spaventare bambini e non, una bella filastrocca rassicurante, presente in ogni episodio.

Qui Krueger è esattamente come Craven lo voleva, taciturno, violento e maniacale fino all’eccesso e misterioso. Per tutto il film eviterà di mostrarsi alla luce del sole ma sarà sempre circondato dalle ombre e dall’oscurità ed esprimerà il suo piacere di uccidere ad ogni sua vittima. Dal terzo capitolo in poi questi tratti muteranno, rendendolo un clown del terrore, dalla battuta facile e desideroso di mettersi in mostra. I fan (me compreso) gradiranno di buon grado questo cambiamento (per quanto io adori il primo episodio) che verrà invece disprezzato dal suo creatore.

Lasciatemelo dire, Craven è un cretino.

Per quanto la sua caratterizzazione iniziale fosse magnifica il personaggio non sarebbe diventato così famoso senza il suo humor nero ad accompagnare la sua, neppur tanto grande, catena di uccisioni. Il regista riporterà il suo personaggio alla caratterizzazione iniziale nel settimo e ultimo (penultimo) capitolo della saga, ovvero Nightmare Nuovo Incubo, uno dei più brutti film che io abbia mai visto.

Clown assassini a parte, Freddy ebbe il merito quindi di portare una ventata di umorismo in un genere caratterizzato da assassini mascherati che non pronunciano parola per tutta la durata della pellicola,senza per questo risparmiare su sangue e gore a profusione.

A Nightmare on Elm Street fu il primo film a essere prodotto in toto dalla New Line: a fronte di una spesa di circa 2 milioni di dollari ne incassò 25 e chiaramente gettò le basi per una lunga serie di sequel che caratterizzarono tutti gli anni 80.

I film affrontano una delle paure più recondite dell’animo umano, davanti alla quale si è quasi totalmente indifesi: puoi scappare da un pazzo armato di machete, puoi abbattere un ciccione che impugna una motosega ma difficilmente puoi smettere di dormire. E se nel mondo del sogni il tuo assassino ha poteri illimitati puoi solo sperare di svegliarti in tempo.

Ma Freddy Krueger deve il 50% della sua fama all’attore che l’ha impersonato in tutti questi anni, ovvero Robert Englund, che in tutta risposta deve tutta la sua fama principalmente a Freddy Krueger.

Io adoro Englund: franchise di Nightmare a parte non ha mai avuto ruoli memorabili (forse nei Visitors), film eccellenti o interpretazioni entrate negli annali del cinema. Eppure è uno di quei personaggi che ispirano simpatia, chiunque abbia lavorato con lui lo definisce una persona affabile e disponibile, ha partecipato a un centinaio di film e telefilm senza mai sbancare il botteghino. Nightmare escluso ovviamente.

Alcuni odiano questo tipo di personaggi, legati indissolubilmente a un ruolo, che saranno sempre e soltanto ricordati per un unico film (o serie di film) come Bruce Campbell o Mr T. A me invece piacciono tantissimo, qualunque cosa facciano, anche se il risultato finale non è dei migliori.

Ricapitolando l’universo di Freddy Krueger si riassume così

  • 6 episodi cinematografici (che affronterò singolarmente più avanti)
  • un ultimo episodio diretto da Craven del quale non dirò nient’altro se non che è bruttissimo
  • una serie tv di 44 episodi, in cui non è proprio protagonista ma fa da presentatore alle serie ( anche se in qualche episodio compare attivamente)
  • un recentissimo crossover con un altro famoso villain del cinema horror: Freddy vs Jason
  • una comic novel che si pone temporalmente dopo Freddy vs Jason e che vede un altra icona del cinema costretta a dover affrontare i 2 cattivoni.  Freddy vs Jason vs Ash vede il protagonista de La casa difendere l’umanità da 2 dei più feroci assassini della storia. Si vocifera di una possibile trasposizione cinematografica.
  • Infine, il recente remake che tra qualche giorno dovrebbe arrivare nelle sale di tutto il mondo. Per la prima volta non sarà Englund a vestire i panni di Freddy ma Jackie Earle Haley, il Rorshach di Watchmen. Piccola curiosità, Haley fece un provino per il primo episodio della serie, accompagnato dall’amico Johnny Depp che venne invece scritturato per un ruolo.

Alcune considerazioni finali: a me Freddy vs Jason è piaciuto veramente tanto tanto, ha avuto un buon successo al botteghino anche se è stato massacrato dalla critica. La storia è ben scritta e vedere due icone del genere darsele di santa ragione è uno spettacolo abbastanza gratificante. Le premesse di questo film risalgono a Jason goes to Hell, nono episodio della saga di Venerdì 13, dove il guanto artigliato di Freddy recupera nel finale della pellicola la maschera di Jason.

Per quanto riguarda il remake ho abbastanza paura: l’attore scelto mi piace tanto, Craven non è stato minimamente contattato e siccome mi sta enormemente sulle palle son felice. In più il trend recente dei remake ha portato alcuni prodotti di buon livello (primo tra tutti il Non Aprite Quella Porta di Nispel).

Eppure ho una tremenda paura che uno dei miei personaggi preferiti venga completamente distrutto: per quanto l’attore mi piaccia non è Englund; si ritorna al vecchio Freddy serioso e taciturno; circolano voci di un orientamento “thriller psicologico”. Incrociamo le dita…

A proposito di dita…l’Italia per una volta si è resa protagonista di uno spot tv con testimonial il nostro caro amico Freddy ma è stato tolto dalla circolazione perchè troppo spaventoso. E’ veramente ridicolo, lo spot era divertente e ironico ma noi italiani siamo bravi nel renderci degli idioti agli occhi del mondo. Lascio a voi giudicare lo spot in questione. Buoni Incubi a tutti!

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