Prince of Persia

aprile 14, 2011

“Tesoro, potresti venire a salvarmi di nuovo? Credo di essermi persia”

Mi son sempre chiesto perchè nei film e romanzi d’avventura è sempre la donna a farsi rapire.

Possibile che non esista un cattivone di sesso femminile che rapisce lo sfigato di turno e la fidanzata corre a salvarlo?

Io son nato pigro, tra i due preferisco starmene buono in una segreta e aspettare che una bella topa venga in mio soccorso: se mi dice culo magari pure la rapitrice è topa e vinco in ogni caso.

Aspettando che ciò avvenga in un utopistico futuro oggi parliamo di un’altra pietra miliare dell’intrattenimento videoludico, il Principe di Persia.

Correva l’anno 1989: come dimenticare quel periodo, chi aveva un pc lo usava prevalentemente per altri scopi diversi dal giocare ma a poco a poco cominciavano a spuntare diversi titoli anche per questa “piattaforma”. Ognuno aveva la propria collezione di floppy disk, sia i gigantoni da 5¼ che i successivi e meno flessibili da 3½ (anche sui floppy disk bisognerebbe dedicare un articolo…): alcuni giochi erano talmente grandi che servivano dagli 8 ai 20 floppy; non esisteva internet come oggi e gli unici modi per venire in possesso di nuovi giochi erano lo scambio o l’acquisto pirata. Perchè anche a volerli comprare originali i giochi per pc erano quasi introvabili e se andavi dal tuo commerciante di fiducia ti veniva fatta una copia (a pagamento ovviamente) nel retrobottega segreto e umido/polveroso/ragnateloso che veniva usato anche come magazzino per il contrabbando di panda.

Con gli scambi era un altro mondo: si faceva girare la propria “lista” tra amici, amici degli amici, colleghi di lavoro del papà e così via. Si compilavano le proprie richieste e si passava alla contrattazione: e i tempi si dilatavano, in genere se si era fortunati si aveva il gioco voluto in  2 settimane.

Ma torniamo al nostro protagonista, come detto i titoli a quel tempo erano pochi e Prince of Persia ebbe un impatto devastante: non avevamo mai visto nulla di simile e ci riunivamo a casa dell’unico amico che lo aveva giocandoci a turno.

Il creatore di tale perla è Jordan Mechner che qualche anno prima aveva regalato un altro pilastro dei videogame ai bimbi di tutto il mondo, ovvero Karateka: Mechner continuerà a seguire il progetto Prince of Persia anche nelle incarnazioni future, fino a scrivere il primo draft del recente film Disney.

Ma vediamo quali furono i punti di forza del gioco che lo resero innovativo nel suo genere: la storia è quanto di più semplice possa esistere, il malvagio Jaffar soffre di alitosi e la figlia del sultano non vuole saperne di limonare con lui. Jaffar, che in fondo è una brava persona, rapisce la principessa e gli concede un’ora per decidere tra il matrimonio o la morte. Essendo ben lontani dall’invenzione delle fisherman la donzella sceglierà il male minore, ovvero la morte. Quello che non sa è che il suo amato principe è riuscito a scappare dalle segrete di Jaffar e avrà un’ora di tempo per salvarla.

Avremo un’ora di tempo per salvarla.

Un’ora reale.

Possiamo morire mille volte ma la clessidra continuerà inesorabilmente a a far scendere la sua sabbia.

Questo concetto non si era mai visto prima, oltre alla notevole difficoltà del gioco ci si ritrovava a combattere contro il tempo aumentando incredibilmente la sfida, e anche la frustrazione a volte…

Ciò che fece strabuzzare i nostri occhi di bambini però furono i movimenti del protagonista: usando per la prima volta in un videogame la tecnica del rotoscoping (prendendo a modello foto e filmati del fratello di Mechner vestito come un deficiente) il Principe si muoveva con straordinaria fluidità, correndo, saltando e scivolando sul pavimento che manco Tom Cruise in Risky Business.

Il gioco era disseminato di pericoli mortali, gigliottine giganti, botole con spuntoni mortali, pezzi di soffitto che ci cadevano in testa, scheletri che si animavano e gli immancabili sgherri di Jaffar (che andavano uccisi a colpi di scherma, dopo aver trovato la spada in uno dei livelli). Ad un certo punto dovevamo persino confrontarci con la nostra controparte oscura, uno dei combattimenti più difficili del gioco. Da notare l’incredibile (per i tempi) intelligenza artificiale dei nemici che aspettavano pazientemente i nostri attacchi o ci spingevano addirittura verso le trappole.

Il gioco ebbe un successo strepitoso, acclamato dalle riviste dell’epoca, e la fortuna del personaggio non finì qui. Ci fu un seguito qualche anno più tardi, si uscì dalle prigioni del malvagio baffone per affrontare un intero mondo da mille e una notte. Negli ultimi anni c’è stata una modernizzazione del personaggio che è stato sfruttato per svariati titoli in quasi tutte le piattaforme, sfruttando un look terribilmente rinnovato, cupo e intrigante per il protagonista e facendo molto affidamento sulle Sabbie del Tempo capaci di farci giocare con il tempo stesso, riavvolgendolo e rallentandolo. Inutile dire che anche questa nuova serie ha avuto un notevole successo.

Infine lo scorso anno abbiamo assistito alla trasposizione su grande schermo delle gesta del principe: il film è più buonista della controparte videoludica ma in definitiva mi aspettavo molto peggio. Dal trailer pensavo ad una porcata di dimensioni colossali e invece la pellicola è più godibile del previsto, con buone coreografie e soprattutto dei paesaggi davvero da togliere il fiato. Peccato per lo scarso uso delle sabbie del tempo ma è probabile che le rivedremo in futuro in qualche sequel.

Se volete provare il gioco originale vi lascio con questo link: non è identico alla prima versione ma vi fa capire quale fosse la difficoltà (e al tempo stesso la frustrazione) e la bellezza del titolo in questione.

Salva la topona dal cattivone di turno!

Se invece siete pigri guardate come va a finire con questo video, a presto!

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