Brutti tempi gli anni 80, quando il silicone veniva sprecato per sigillare la doccia.

Ok, ammetto di avere un problema, mi piacciono le donne.

Ma se c’è una categoria di persone che è messa peggio di me è quella dei pubblicitari.

Prendiamo ad esempio i genialoidi della Saratoga: il loro ultimo spot (ne riparleremo tra poco) è un delirio tale che nemmeno Hunter Thompson dopo un clistere di LSD e tamarindo avrebbe potuto concepire.

Ma partiamo dagli inizi, partiamo dal 1985: una sensuale ragazza con le vampate di calore e qualche evidente disturbo mentale decide una normale doccia fredda non è sufficiente e decide di sperimentare il sesso con i pesci tuffandosi nel gigantesco acquario di casa. Ma c’è un problema! Riuscirà l’acquario a reggere all’enorme pressione delle chiappe femminili?

E qui arriva in soccorso SARATOGA IL SILICONE SIGILLANTEEEEEE.

Un motivetto tra l’irritante e l’assuefante che legherà per sempre la parola silicone alla topa.

Come se ne sentissimo il bisogno.

Lo spot ebbe un successo incredibile ma il rinnovamento in una grande azienda è necessario.

Nel 2006 viene ripresa la stessa idea con alcune varianti:

  • l’acquario è leggermente più grande di uno domestico e leggermente inferiore a quello di Genova
  • viene cambiata la modella che ha l’incredibile abilità di rimanere pettinata sotto l’acqua
  • viene ingaggiata una speaker con evidenti trascorsi di alcool e droga per cantare il jingle

Ma non è abbastanza, bisogna osare, bisogna trascendere, bisogna andare oltre!

Con la chiusura dei manicomi molte persone si trovarono immesse nella società senza un lavoro, è qui che il settore pubblicitario venne incontro a questi individui. Non si spiega altrimenti il recente spot della Saratoga, non più un silicone sigillanteeeeeee ma una vernice antiruggine.

Lo spot è altamente innovativo: una signora d’alto borgo, in tuta da lavoro (nell’alta società la tuta da lavoro è composta da un abito da sera bianco, tacchi a spillo e collana di perle), sta riverniciando una vecchia gabbia a grandezza umana usata nelle serate sadomaso con gli amici. E’ aiutata nell’impresa dalla BRAVISSIMA Giovanna che, in cima alla scala, raggiunge i punti più complicati: indossa una elegante divisa da pornocolf per niente stereotipata. Il finale non lo svelo perchè merita di essere visto.

E se non fosse abbastanza…

Perciò ricordate, che dobbiate sigillare una doccia o riverniciare un cancello è d’obbligo premunirsi di una (o più) belle tope.

La topa, essenziale per il fai da te.

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Zucchetti (spot)

settembre 26, 2010

La logica conclusione di un blog che fa acqua da tutte le parti.

E’ finita finalmente.

Quando qualche mese fa ho iniziato a tirare su questo blog trovai carina l’idea di andare in ordine alfabetico per la prima ondata di articoli: beh, a conti fatti si è rivelato un disastro di proprorzioni epiche per diversi motivi.

Prima di tutto il maledetto alfabeto: ci son state lettere che mi hanno fatto davvero dannare, e dato che sono un freddo calcolatore prima di partire con la lettera A mi son dovuto assicurare di essere coperto fino alla Z.

Inoltre mi son sempre trovato con una libertà quasi nulla, sapevo già che dopo un determinato articolo sarei stato costretto a parlare di uno appartenente alla lettera successiva: magari un giorno sei in vena di riportare a galla l’A-Team ma non puoi perchè ti resta ancora mezzo alfabeto da portare a casa. Tutto questo unito alla mia immensa pigrizia ha visto procedere il blog moooolto lentamente.

Questo martirio è finito.

La prossima volta che schiatterà il Gary Coleman di turno potrò approfittare dell’occasione per un articolo commemorativo.

E per quei giorni in cui magari non avrò voglia di scrivere niente di troppo articolato introdurrò nuove rubriche sui videoclip o gli spot pubblicitari che hanno fatto la storia degli anni 80 (non necessariamente di mio gradimento, soprattutto a livello musicale proporrò generi non proprio amati dal sottoscritto ma che sono stati importanti per una generazione).

Tirando le somme, sono abbastanza soddisfatto nel complesso, ho iniziato questo progetto per uno stimolo personale e mi stupisco di essere arrivato fin qui essendo una persona che si stanca facilmente di ogni cosa. Poco importa se la visibilità del blog è bassa,  ho preso questa strada perchè mi piace scrivere in generale e prendo questo esperimento più come un gioco.

Inoltre non faccio molto per pubblicizzarlo, anzi a essere onesti non faccio proprio nulla: purtroppo non so proprio fare il ruffiano, potrei mettermi sfacciatamente a commentare i blog altrui con la scusa di appiccicare il link del sito a tradimento ma davvero non sono il tipo.

Per ora continuerò così, poi si vedrà.

Dopo tutte queste chiacchere è tempo di parlare dell’argomento di oggi.

Qualcuno si aspettava le Zigulì ma sarebbe stato troppo semplice.

Invece preferisco ricordarvi uno degli spot più famosi dei nostri magnifici anni 80, la pubblicità dei rubinetti Zucchetti.

Così come per i videoclip voglio sottolineare nuovamente come un tempo venisse dedicata una cura notevole atta a reclamizzare i prodotti in tv, quale che fosse l’oggetto in questione. Ministorie di 15 o 30 secondi, accompagnate spesso da motivetti orecchiabili o comunque tormentoni che ancora oggi ci tornano in mente.

Vorrei chiarire che non sono un sostenitore del “si stava meglio quando si stava peggio” e che il passato è superiore al presente: un nostalgico coi paraocchi è uno che ha l’Alzheimer selettivo, ricorda ciò che gli fa comodo perchè legato a bei momenti e dimentica che le cose brutte esistevano trent’anni fa come esistono oggi.

Che poi gli anni 80 siano stati i migliori in assoluto e che chi afferma il contrario sia un povero mentecatto, beh credo siam tutti d’accordo su questo.

Sullo spot Zucchetti ho un ricordo in particolare, sin da piccolo avevo una curiosità sfrenata sul come riuscissero a fare certe cose nei film ed ero sempre alla ricerca di spiegazioni, aneddoti e backstage che mostrassero i trucchi del mestiere. Ho sempre sognato di diventare un artigiano degli effetti speciali purtroppo sono letteralmente negato in campo artistico e il sogno è dovuto rimanere nel cassetto coi calzini sporchi. E’ comunque in buona compagnia con tanti altri amici.

Riguardo allo spot in questione ricordo che un giorno vidi una trasmissione che spiegava tutti i segreti delle pubblicità più strane e tra queste vi fu proprio lo spot della Zucchetti: in sintesi la situazione era semplicissima, in una stranza piastrellata un idraulico cercava di tappare fuoriuscite d’acqua improvvise dalle pareti, utilizzando chiaramente i rubinetti della marca reclamizzata.

Lo spot incredibilmente ebbe un successo strepitoso e passò sulle reti nazionali per parecchi ANNI, per non parlare delle reti locali dove ebbe una vita ancor più lunga: chissà quale fu l’alchimia che gli permise di essere così apprezzato, forse la situazione, la musichetta, il motto…

O forse il simpatico idraulico che credo ben pochi abbiano riconosciuto: si tratta infatti di Beppe Tosco.

Comico, attore, conduttore radiofonico,  scrittore e autore. In particolare è co-autore di tutti gli strabilianti monologhi di Luciana Littizzetto in Che Tempo che Fa.

Lo spot va in onda la prima volta nel 1987.

L’anno successivo viene girata un’alternativa “mitologica”, questa volta senza Beppe Tosco però.

Ma nel 1992, nonostante lo spot originale fosse ancora uno dei più trasmessi sul piccolo schermo, viene prodotto il terzo episodio della saga: la situazione è identica alla prima, torna Beppe Tosco ma c’è una fondamentale novità. Viene introdotta la topa.

Leggende metropolitane narrano che la donzella in questione sia Martina Colombari ma non ho trovato conferme in merito e onestamente non ravvedo nessuna somiglianza tra le due.

Vi lascio quindi con quest’ultimo spot che è rimasto per anni un tormentone televisivo e ancora oggi è rimasto nel ricordo di tantissima gente.

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