V – Visitors

settembre 17, 2010

Un alieno che ha nella propria dieta Topo Gigio non può certo avere brutte intenzioni.


Credo che per iniziare a parlare dei Visitors non si potesse fare a meno di mostrare le loro famose abitudini alimentari.

Che abbiate mai visto la serie è irrilevante, più o meno tutti hanno reminiscenze di strani alieni rettiloidi che consumano pasti a base di abitanti di Topolinia: oltre a ciò un altro particolare viene spesso ricordato anche da chi ha rimosso la serie tv per anzianità o lavaggio del cervello, ovvero l’aspetto squamoso rivelato dalla pelle strappata.

Prima di tutto un po’ di chiarezza riguardo la suddivisione della serie che è così articolata:

  • Una miniserie iniziale composta da 5 episodi (a loro volta suddivisi in 2 tronconi, V le prime 2 puntate e V: The Final Battle le ultime 3)
  • La serie Tv di 19 capitoli

Prima di buttarci a capofitto sul serial è bene ricordare qual è stata la principale fonte di ispirazione.

Il tutto nasce dalla fervida immaginazione di Kenneth Johnson, scrittore/produttore/regista di diverse serie culto della nostra decade preferita, come L’Uomo da Sei Milioni di Dollari, La Donna Bionica e L’incredibile Hulk: tornerò quindi a parlarne ancora in futuro.

Johnson prende spunto dal romanzo di Harry Sinclair Lewis chiamato It Can’t Happen Here: ne consiglio a tutti la lettura perchè è, seppure in forma estremizzata, uno specchio di quello che succede oggigiorno in diversi paesi.

La storia vede l’ascesa di un carismatico politico americano che, con promesse assolutamente ridicole (tra le quali una somma di 5000$ annuali per ogni cittadino, circa 80000$ attuali) riesce a farsi eleggere Presidente degli Stati Uniti. Salvo poi, una volta eletto, diventare un dittatore senza scrupoli che creerà campi di concentramento per dissidenti, cambierà la Costituzione secondo i propri interessi, renderà inutile la funzione del Congresso e darà vita a una forza armata paramilitare atta a reprimere la popolazione. Ho specificato che è americano, non vorrei mai che qualcuno fraintendesse e credesse che sto parlando dell’Italia.

Come dicevo il nostro buon Kenneth vede del potenziale in questo plot e decide di adattarlo per il piccolo schermo proponendolo alla NBC (con il nome iniziale di Storm Warnings): purtroppo l’emittente vede il progetto come qualcosa di eccessivamente complesso per il cervello del popolo americano e quindi i fascistoidi a stelle e strisce vengono rimpiazzati con alieni pelleverde che pasteggiano con ratti ed opossum.

L’opera però non perde le basi fondamentali del romanzo, una razza di extra terrestri travestita da agnelli che alla fine rivelerà allo spettatore la sua natura di lupo.

Il tutto inizia una bella mattina soleggiata, in cui tutti sono impegnati a volersi bene e un tripudio di farfalle nello stomaco fa sbocciare l’amore nel genere umano, quando all’improvviso una gigantesca astronave a forma di disco orario parcheggia in doppia fila sul tetto delle Nazioni Unite.

Al grido di è arrivato l’arrotino! gli alieni si presentano alla popolazione terrestre rassicurandone gli abitanti: hanno infatti intenzioni pacifiche, cercano solo risorse ormai esaurite sul loro pianeta e promettono in cambio di condividere le loro conoscenze in ambito tecnologico. Gli Umani, dopo aver aggiunto la clausola che obbligava gli alieni a portarsi via Giggidalessio, si tranquillizzano e accolgono a braccia aperte quelli che verranno poi chiamati Visitatori.

In realtà lo scopo dei simpatici turisti dello spazio è ben altro: prosciugare le riserve d’acqua della terra, infiltrarsi nella società e conquistare il pianeta. Diversi i destini riservati ai terrestri che verranno usati come carne da macello contro altre razze aliene nemiche, come schiavi o come portata principale di sontuosi banchetti extraterresti. In più i Visitatori rifiuteranno di prendersi Giggidalessio, condannando irrimediabilmente la specie umana ad un orribile destino.

Ma come in tutte le brutte fiabe che si rispettino deve esserci un particolare nucleo perseguitato dal cattivo di turno: se nel nazismo erano ebrei e altre minoranze e nel romanzo di Lewis i dissidenti politici, qui i mangia-stuartlittle se la prendono con gli scienziati del pianeta, che verranno perseguitati dai media (ormai sotto il controllo alieno) e impossibilitati ad esercitare.

Chiaramente e per fortuna non tutti si fanno abbindolare da promesse fasulle e si ricordano di avere un cervello funzionante smascherando gli invasori: purtroppo la verità non riuscirà mai a venire a galla e si formerà un movimento di resistenza che combatterà gli oppressori.

Il finale della prima miniminiserie (le prime due puntate insomma) è abbastanza tragico: i Visitatori han preso possesso del pianeta e l’unica cosa che riesce a fare la resistenza è mandare un sms alle razze aliene nemiche dei loro nemici.

A questo punto l’ideatore della serie esce di scena perchè il seguito scritto insieme ad altri 4 autori viene giudicato troppo costoso dall’emittente che realizzerà le seguenti 3 puntate con un budget ridotto.

V: The Final Battle si concluderà con la sconfitta degli alieni grazie ad un’arma batteriologica:  poco dopo la conclusione verrà commissionata la serie tv finale di 19 episodi, dove Resistenza e Visitatori continueranno a darsele di santa ragione.

L’aspetto dell’invasione aliena “sottocutanea” tra la popolazione umana è un tema più volte ripreso in contesti più o meno seri. Se qualche anno dopo Carpenter ci delizierà con la sua ennesima perla Essi vivono (la cui prima chiave di lettuta è appunto l’infiltrazione aliena tra gli umani, ma con un sottotesto nascosto che è metafora di un discorso più complesso) non mancheranno nelle decadi a venire improbabili teorie complottistiche come quella dei Rettiliani secondo cui siamo in balia di esseri extraterrestri con esponenti bene in vista tra le più grandi personalità mondiali della politica e dello spettacolo. Non mi dilungo troppo sull’argomento, fate una ricerca veloce su gugol e fatevi quattro risate.

Tornando a noi, credo ci sia poco altro da aggiungere: Visitors è stata una serie cult degli anni 80 che ha fatto e fa riflettere su alcune meccaniche della società e dei rischi che si possono correre prendendo come oro colato le parole di un qualunque esaltato a caccia di potere e interesse personale. E’ comunque una serie che può benissimo esser vista come puro intrattenimento, accantonando riflessioni più profonde, e lasciandosi andare a pistole laser, rettili giganti e astronavi aliene.

E poi la serie annovera uno dei miei personaggi preferiti del quale avevo già parlato, il buon Robert Englund, che incredibilmente riveste il ruolo dell’unico alieno buono che si unirà alla Resistenza.
Oltre a Englund troviamo anche il fantastico Michael Ironside, ragione in più per guardare la serie.

Dalla comparsa in tv ad oggi sono usciti circa una ventina di romanzi dedicati alla serie, tra i quali anche quello dello stesso Johnson che sembra non aver mai messo da parte il progetto Visitors, lavorando ad una trasposizione cinematografica che tuttora non ha visto la luce.

Infine vorrei accennare come nel 2009 abbia fatto la comparsa sugli schermi televisivi una moderna serie dei Visitors: onestamente non l’ho vista e mi riservo di aggiornare l’articolo dopo averne presa visione. Però posso dire come sia estremamente contrario ai remake e ai reboot: a parte che questa tendenza denota ormai una totale mancanza di idee da parte degli sceneggiatori americani, il più delle volte ci ritroviamo con prodotti finiti totalmente inguardabili, che snaturano l’essenza degli originali e che soprattutto non aggiungono nulla di nuovo a ciò che si è già visto in passato. Segno forse che certi prodotti sono figli del periodo che li ha generati e una modernizzazione non è sempre l’operazione migliore per rivalutarli.

Vi lascio con diversi link:

Un sito americano abbastanza esauriente su tutti gli aspetti esterni alla serie, come pseudo documentazioni storiche e merchandise ;

Una sua controparte italiana ;

E infine per tutti gli interessati i 5 episodi delle miniminiserie completi e in lingua italiota!

Il miglior modo per avere dei brutti incubi è bruciare vivo un serial killer di bambini.O mangiare la mia peperonata.

Ho già affrontato il tema della riconoscibilità parlando di Indy, a volte basta una foto, un’espressione, un indumento talmente particolare da renderti famoso in tutto il mondo, a volte passando di generazione in generazione. Che sia un guerrigliero rivoluzionario barbone che fuma il sigaro o un fisico spettinato che fa la linguaccia ci sono immagini che entrano nell’immaginario collettivo a gran forza e vi si schiodano con estrema difficoltà.

Quanti di voi non hanno riconosciuto il personaggio al quale appartiene quel guanto?

Freddy Krueger arriva sul grande schermo nel 1984 per mano del giovane Wes Craven, il quale dopo essersi già cimentato con degli interessantissimi lavori d’esordio (L’ultima casa a sinistra, Le colline hanno gli occhi) decide di seguire il filone degli slasher movie venuti alla ribalta anche grazie a personaggi come il Michael Myers di Halloween, il Leatherface di Non aprite quella porta o il Jason Voorhees di Venerdì 13. Serve un cattivo carismatico, con un’arma riconoscibile e unica e magari anche dei poteri particolari che lo differenzino dai suoi colleghi, alla fin fine nient’altro che nerboruti omaccioni il più delle volte indistruttibili.

Craven si ispira mooooooolto alla lontana ad un fatto di cronaca, e per dare una caratterizzazione fisica e un nome al suo protagonista si basa su…un vecchio barbone sfigurato e un bullo che tormentava il regista nella sua giovinezza. Dall’unione di questi elementi e grazie alla fervida immaginazione di Craven nasce così uno dei cattivi più memorabili e famosi della storia del cinema, Freddy Krueger.

Le origini e il passato del protagonista, che vengono svelate a poco a poco durante la lunga sequela di episodi cinematografici a lui dedicati, non sono dei migliori: Amanda Krueger decide di diventare suora all’età di 18 anni e il suo primo lavoro la porta nell’ospedale psichiatrico di Westin Hill. Il lavoro non è male fino a quando non viene dimenticata durante le vacanze di natale dentro all’edificio contenente i pazzoidi più pericolosi dell’istituto. Avete presente Mamma ho perso l’aereo? Ecco, metteteci una diciotenne nel fiore della sua giovinezza al posto di Macaulay Culkin e decine di psicopatici violenti e arrapati al posto di Joe Pesci e compare: otterrete un tranquillo week end di stupri multipli e ripetuti condito da una sana dose di botte. Nove mesi più tardi Frederick Charles Krueger verrà messo alla luce.

La sua vita procede serenamente, tra un padre adottivo alcolizzato che abusa di lui, dei simpatici compagni di scuola che gli affibiano l’innocente soprannome di “Figlio bastardo di cento maniaci”, il tutto mentre coltiva salutari hobby come la tortura e l’uccisione di piccoli animali.  Le sue buone azioni comprendono l’ammazzare il padre adottivo, l’ammazzare la moglie (dalla quale avrà una figlia), l’ammazzare i figli dei suoi ex compagni di scuola che lo deridevano da piccoli. Insomma, aveva sta fissa dell’ammazzare.

Viene arrestato per gli omicidi dei bambini ma per un vizio di forma viene rilasciato. I genitori dei bambini uccisi la prendono bene e, impugnando torce e forconi, lo bruciano vivo. Ma siccome Freddy aveva sta passione dell’ammazzare stipula un patto con tre demoni dell’inferno che gli permettono di continuare a uccidere nei sogni.

Questa in breve l’infanzia di Krueger, nel primo episodio della lunga serie affronterà un gruppo di quattro teenager (vittime sacrificali preferite da questo genere di film perchè dicono le parolacce, ascoltano il rocchenroll e fanno tanto sesso, sti sporcaccioni) capitanati da Nancy che sarà l’unica a sopravvivvere alla fine. Da notare che questo film sarà quello d’esordio di Johnny Depp che farà proprio una bella fine.

In questo primo capitolo Freddy si presenta in tutta la sua fierezza: l’estetica prima di tutto.

  • un fedora, come quello di Indy, solo un po’ più stropicciato
  • un maglione slabbrato a righe orizzontali rosse e verde scuro (che Craven scelse perchè scoprì che era l’abbinamento di colori più fastidioso all’occhio umano)
  • una bella pelle ustionata su tutto il corpo, senza capelli e con una dentatura consigliata da zero dentisti su 10
  • infine il suo famoso guanto artigliato

Dulcis in fundo, per spaventare bambini e non, una bella filastrocca rassicurante, presente in ogni episodio.

Qui Krueger è esattamente come Craven lo voleva, taciturno, violento e maniacale fino all’eccesso e misterioso. Per tutto il film eviterà di mostrarsi alla luce del sole ma sarà sempre circondato dalle ombre e dall’oscurità ed esprimerà il suo piacere di uccidere ad ogni sua vittima. Dal terzo capitolo in poi questi tratti muteranno, rendendolo un clown del terrore, dalla battuta facile e desideroso di mettersi in mostra. I fan (me compreso) gradiranno di buon grado questo cambiamento (per quanto io adori il primo episodio) che verrà invece disprezzato dal suo creatore.

Lasciatemelo dire, Craven è un cretino.

Per quanto la sua caratterizzazione iniziale fosse magnifica il personaggio non sarebbe diventato così famoso senza il suo humor nero ad accompagnare la sua, neppur tanto grande, catena di uccisioni. Il regista riporterà il suo personaggio alla caratterizzazione iniziale nel settimo e ultimo (penultimo) capitolo della saga, ovvero Nightmare Nuovo Incubo, uno dei più brutti film che io abbia mai visto.

Clown assassini a parte, Freddy ebbe il merito quindi di portare una ventata di umorismo in un genere caratterizzato da assassini mascherati che non pronunciano parola per tutta la durata della pellicola,senza per questo risparmiare su sangue e gore a profusione.

A Nightmare on Elm Street fu il primo film a essere prodotto in toto dalla New Line: a fronte di una spesa di circa 2 milioni di dollari ne incassò 25 e chiaramente gettò le basi per una lunga serie di sequel che caratterizzarono tutti gli anni 80.

I film affrontano una delle paure più recondite dell’animo umano, davanti alla quale si è quasi totalmente indifesi: puoi scappare da un pazzo armato di machete, puoi abbattere un ciccione che impugna una motosega ma difficilmente puoi smettere di dormire. E se nel mondo del sogni il tuo assassino ha poteri illimitati puoi solo sperare di svegliarti in tempo.

Ma Freddy Krueger deve il 50% della sua fama all’attore che l’ha impersonato in tutti questi anni, ovvero Robert Englund, che in tutta risposta deve tutta la sua fama principalmente a Freddy Krueger.

Io adoro Englund: franchise di Nightmare a parte non ha mai avuto ruoli memorabili (forse nei Visitors), film eccellenti o interpretazioni entrate negli annali del cinema. Eppure è uno di quei personaggi che ispirano simpatia, chiunque abbia lavorato con lui lo definisce una persona affabile e disponibile, ha partecipato a un centinaio di film e telefilm senza mai sbancare il botteghino. Nightmare escluso ovviamente.

Alcuni odiano questo tipo di personaggi, legati indissolubilmente a un ruolo, che saranno sempre e soltanto ricordati per un unico film (o serie di film) come Bruce Campbell o Mr T. A me invece piacciono tantissimo, qualunque cosa facciano, anche se il risultato finale non è dei migliori.

Ricapitolando l’universo di Freddy Krueger si riassume così

  • 6 episodi cinematografici (che affronterò singolarmente più avanti)
  • un ultimo episodio diretto da Craven del quale non dirò nient’altro se non che è bruttissimo
  • una serie tv di 44 episodi, in cui non è proprio protagonista ma fa da presentatore alle serie ( anche se in qualche episodio compare attivamente)
  • un recentissimo crossover con un altro famoso villain del cinema horror: Freddy vs Jason
  • una comic novel che si pone temporalmente dopo Freddy vs Jason e che vede un altra icona del cinema costretta a dover affrontare i 2 cattivoni.  Freddy vs Jason vs Ash vede il protagonista de La casa difendere l’umanità da 2 dei più feroci assassini della storia. Si vocifera di una possibile trasposizione cinematografica.
  • Infine, il recente remake che tra qualche giorno dovrebbe arrivare nelle sale di tutto il mondo. Per la prima volta non sarà Englund a vestire i panni di Freddy ma Jackie Earle Haley, il Rorshach di Watchmen. Piccola curiosità, Haley fece un provino per il primo episodio della serie, accompagnato dall’amico Johnny Depp che venne invece scritturato per un ruolo.

Alcune considerazioni finali: a me Freddy vs Jason è piaciuto veramente tanto tanto, ha avuto un buon successo al botteghino anche se è stato massacrato dalla critica. La storia è ben scritta e vedere due icone del genere darsele di santa ragione è uno spettacolo abbastanza gratificante. Le premesse di questo film risalgono a Jason goes to Hell, nono episodio della saga di Venerdì 13, dove il guanto artigliato di Freddy recupera nel finale della pellicola la maschera di Jason.

Per quanto riguarda il remake ho abbastanza paura: l’attore scelto mi piace tanto, Craven non è stato minimamente contattato e siccome mi sta enormemente sulle palle son felice. In più il trend recente dei remake ha portato alcuni prodotti di buon livello (primo tra tutti il Non Aprite Quella Porta di Nispel).

Eppure ho una tremenda paura che uno dei miei personaggi preferiti venga completamente distrutto: per quanto l’attore mi piaccia non è Englund; si ritorna al vecchio Freddy serioso e taciturno; circolano voci di un orientamento “thriller psicologico”. Incrociamo le dita…

A proposito di dita…l’Italia per una volta si è resa protagonista di uno spot tv con testimonial il nostro caro amico Freddy ma è stato tolto dalla circolazione perchè troppo spaventoso. E’ veramente ridicolo, lo spot era divertente e ironico ma noi italiani siamo bravi nel renderci degli idioti agli occhi del mondo. Lascio a voi giudicare lo spot in questione. Buoni Incubi a tutti!

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